Tra tutti i più importanti monumenti facenti parte del Washington Mall e dedicati alla memoria dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America, il Thomas Jefferson Memorial è il più recente e probabilmente il meno conosciuto e apprezzato dai turisti.Situato nella parte meridionale dell’area monumentale - su quel pezzo di terra chiamato West Potomac Park e separato dal resto della città dal Tidal Basin e dal Washington Channel - l’edificio consacrato alla figura e all’operato del Presidente Jefferson è la punta meridionale della croce di L'Enfant, anche se visibilmente spostato a ovest rispetto all’asse immaginario costruito passando dalla Casa Bianca e dall’Obelisco di Washington.
Raggiunsi l’edificio dopo aver attraversato un ponticello fatto di grosse pietre rosse e un parco verde e ricco d’alberi di ciliegio donati a Washington dal governo giapponese del 1912. Erano fioriti e traboccanti sull’acqua increspata dal vento che nel frattempo spostava aria da nord a sud.
Mi presentai ai gradini della struttura riflettendo sul motto del mio corso di laurea: “Tra un governo libero e una stampa libera, io scelgo una stampa libera”. Proprio come il mio corso di studi – Scienze Politiche e Giornalismo – questa bella frase, attribuita a Thomas Jefferson, mette giustamente insieme, come elementi di un unico sistema, il giornalismo e la politica, due fenomeni che oggi, probabilmente per la crisi morale che tocca tutti noi, vivono relazioni di profondo scontro o di assoluta subalternità.
----
In realtà, come scoprii quella stessa sera da una ricerca effettuata su internet con l’ausilio di uno studente della Washington University, il terzo presidente degli Stati Uniti non disse mai quella frase, ma in una lettera a Edward Carrington datata 16 Gennaio 1787, scrisse: “If asked to choose between a government without newspapers or newspapers without a government, I should not hesitate a moment to prefer the latter”, “se dovessi scegliere tra governo senza giornali e giornali senza governo, non esiterei un istante a scegliere la seconda opzione”.
“But – aggiunse Jefferson nella stessa lettera - I should mean that every man should receive those papers, and be capable of reading them”, “ma devo dire che ogni uomo dovrebbe essere in grado di ricevere questi giornali ed essere capace di leggerli”.
Ora, poiché un governo libero non corrisponde per forza ad un governo senza giornali, e una stampa per essere libera non deve per forza essere priva di un governo, credo che il motto del mio corso di studi vada cambiato, anche perchè se dessimo per buona la traduzione, e quindi lo slogan in sè, bisognerebbe integrarlo con quanto immediatamente scritto da Jefferson, cioè con una situazione di assoluta educazione e preparazione che vedo difficile da raggiungere senza un governo che amministri le risorse pubbliche in tal senso.
----
Alla sommità delle scale d’ingresso tre persone mature discutevano allegramente tra loro godendosi il sole e la brezza fluviale. Mi guardarono e con un cenno del capo e un sorriso mi salutarono. Risposi al saluto e tirai dritto fino a superare la linea d’ombra dell’edificio. In quel momento un brivido m’intorpidì la pelle delle braccia e della schiena, in quel momento compresi quanto grande fosse quell’edificio bianco e neoclassico, quel pantheon di diversi marmi costruito dall’architetto americano John Russell Pope anche su progetti e disegni dello stesso Jefferson.
Nonostante le grandi colonne e l’oscurità interna, intravidi colui che oltre ad essere stato per ben due mandati il capo di Stato di un Paese emergente fu anche scienziato, illuminista, pensatore, architetto, militare, viticoltore, archeologo, avvocato, diplomatico, biologo e inventore; colui che sostenne l’equivalenza intellettuale di Europei e Nativi Americani e che, al contempo, incitò la popolazione statunitense alla liberazione degli schiavi d’origine afro-americana senza liberare nessuno dei suoi 187 schiavi.
Jefferson mi apparve alto, scuro, immobile, imbalsamato da cinque tonnellate di bronzo e rinchiuso da un edificio ricco di colonne, capitelli, cassettoni ed epigrafi.
“I have sworn upon the altar of God eternal hostility against every form of tyranny over the mind of man”, lessi sul fregio interno della cupola girando in tondo alla statua. “Ho giurato – scrissi sul moleskine dopo aver tradotto l’epigrafe rigirando in tondo per la seconda volta - sull’altare di Dio eterna ostilità contro ogni forma di tirannia sulla mente dell’uomo”.
Tratto da “Diario di un giornalista per la prima volta ufficiale”
Italia e Stati Uniti d’America
Marzo-Maggio 2008





