giovedì 10 aprile 2008

Hallgatásaim szent idején

La seconda volta che andai all'Ecseri Piac, il mercatino delle pulci della capitale ungherese, visitai banconi che la volta prima non avevo visitato. In uno di questi mi soffermai casualmente su di un album di fotografie appartenuto a qualche famiglia oramai scomparsa.
L’album era fatto da pagine polverose in cartoncino nero, alle quali erano attaccate le foto, tutte esclusivamente in bianco e nero e color seppia. Sfogliandole riuscivo a sentire la polvere incastonarsi tra le dune delle mie impronte digitali e sotto le unghie.
La prima foto e l’unica che attirò seriamente la mia attenzione fu la prima, quella di un uomo sui sessanta anni, dai capelli corti e in ritirata, dagli occhiali da vista con montatura nera (alla Fidel Castro o Henry Kissinger) e vestito elegantemente con cravatta e soprabito.
Nella foto è poggiato ad un parapetto, davanti l’affascinante vista di un fiume, di un ponte distrutto e di una terra con una ciminiera industriale in bella mostra e dei palazzi rettangolari più o meno simili tra di loro e posizionati a schiera.
La forma del ponte distrutto e quella del grande fiume, la ciminiera e i palazzi nello sfondo mi fecero riconoscere immediatamente il luogo. Si trattava del confine naturale e fluviale tra l’Ungheria e la Slovacchia: il parapetto è quello del castello di Esztergom, mentre il ponte quello tra Esztergom e Sturovo, la piccola cittadina slovacca che si vede nello sfondo della fotografia.
Il ponte, lungo cinquecento metri e chiamato Marie Valerie Bridge in onore dell’Arciduchessa d’Austria Marie Valerie, fu costruito nel 1895 per mano dell’ingegnere János Feketeházy e distrutto due volte: nel 1919 a causa di un’esplosione fortuita che ne ha fatto collassare alcune parti e nel 1944 quando fu completamente distrutto dalle truppe tedesche per far ritardare l’arrivo dei Sovietici e interrompere la navigazione nel Danubio. Ricostruito con la forma dell’originale, il ponte fu finalmente inaugurato l’11 Ottobre del 2001.
Nella bottega, mentre Judit discuteva con il venditore il prezzo di un porta Bibbia in legno, io rimanevo affascinato dalla foto non solo perché con essa era possibile vedere le condizioni in cui versava il ponte – da me attraversato nell’Agosto 2007 per raggiungere Sturovo - prima della sua ricostruzione, ma anche perché mi piacque molto la serietà e compostezza del uomo davanti ad una vittima di guerra.
Sulla pagina album della foto, l’uomo incollò un foglio giallastro su cui aveva precedentemente battuto a macchina una propria poesia, intitolata “Hallgatásaim szent idején”, firmata Mészáros János e qui sotto trascritta.

Hallgatásaim szent idején

Csend! Dallam zeng szivemben, hallgatom.
Hányszor hittétek? Nincs is több dalom.
De vágya lángján izzó bódulatban daltdalra,
én épp akkor álmodom.

Mint ha távol szállnának felettem,
csodásan zengó vándormadarak, s a dal-dalra
suhan el, a titokzatos végtelenben.
Csak lesem-figyelem a dalt, mélá hallgatag.

De semmi szó!Csak hang, csak tiszta dallam.
Titokban suhan át agyamon szivembe s úgy
ad vissa magamat magamnak az a tiszta dal,
mely szivemben zeng.

Hallgatásaim szent idején. Csend!


(Mészáros János)

Tratto da "Diario del viaggio dei confini orientali"
Dicembre 2007-Gennaio 2008

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