Traversammo il confine austro-ungherese in una grigia mattina di Dicembre, da un’autostrada che collega le parti settentrionali dei due paesi e che è denominata A4 in territorio austriaco ed M1 in quello ungherese.Dall’Austria ci portavamo l’idea che ci eravamo fatti dell’altezzosa Vienna, il ricordo del contrasto nitido e classico tra i colori delle facciate dei palazzi e le loro finestre in legno e vetro, quello dei manifesti razzisti nelle metropolitane e dei volti delle persone incontrate.
Oltre alle borse, in Ungheria portavamo il desiderio di rivedere la capitale austriaca, magari di primavera o d’estate, quando l’angolazione della Terra è tale da scaldare anche questa città, precisa e pulita come una donna in cerca di marito.
Superato il Lago di Neusiedl passammo all’Ungheria dal valico di Hegyeshalom, in prossimità dell’angolo di confine Austro-Slovacco-Ungherese, poco a sud di Bratislava, la piccola e dolce capitale slovacca.
Il confine austro-ungherese non esisteva più, era morto poco più di due settimane prima sotto i colpi dell’estensione ad est del Trattato di Schengen. Da quel giorno l’UE dava il via alla libera circolazione dà e per l’Ungheria.
Quando giungemmo al confine, il valico di Hegyeshalom era deserto, privo di guardie e filo spinato, di segnali stradali, barriere e della coda di veicoli tipica di ogni posto di frontiera. La vernice delle strutture sembrava essere ancora fresca, il manto stradale era nuovo, appena rifatto.
L’autobus rallentò leggermente per addentrarsi nel passaggio obbligato di un casello oramai spento. Riprese la sua corsa immediatamente dopo, proprio quando ci accorgemmo del passaggio dall’austriaco all’ungherese non solo nei segnali stradali, nelle pubblicità a bordo strada e nei nomi dei ristoranti e dei motel, ma anche nel gestore telefonico dei nostri telefoni cellulari.
Era l’ultima mattina del 2007 e la passammo ad ammirare i paesaggi collinari e montani dell’Ungheria nord-occidentale, inebriandoci del sapore della nebbia che ci avvolgeva ogni qual volta ci fermavamo.
Tratto da "Diario del viaggio dei confini orientali"
Dicembre 2007-Gennaio 2008


2 commenti:
Alessandro carissimo... ogniqualvolta mi annunci la pubblicazione di un tuo nuovo post, lasci precedere il tutto da una frase... "Non è nulla di speciale"... io aspetto il momento opportuno per poter leggere con tranquillità il tuo scritto, e, puntualmente, mi ritrovo, umilmente, a doverti smentire. Perchè le tue parole hanno una profondità tale da trasportare il lettore lontano da casa propria. Pur rimanendo seduti nella propria poltrona, si viene trascinati verso quei luoghi da te descritti con tanta accuratezza e dovizia di particolari. Quei paesaggi pervadono la tua anima e, lentamente, si profilano nella tua immaginazione fino a darti la sensazione di viverli in prima persona. Grazie Alessandro, con amicizia. Andrea Accaputo.
Concordo con l'anonimo.
Sembra di viaggiare in posti lontanni stando seduti a casa propria.
Forse è questa la magia di chi scrive.
Grande.
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