Quello tra Kazinczy Utca e Rakóczi Út era l’incrocio dei saluti o come lo ribattezzai in inglese in quel momento il “goodbye corner”. Fu quello il luogo in cui nella notte tra il 3 e il 4 Gennaio 2008 salutai, augurandomi di poterli rivedere presto, i colleghi europei che l’estate prima avevano studiato insieme a me, come studenti Erasmus, nel campus universitario di Piliscsaba, poco a nord di Budapest.Erano ragazze e ragazzi della mia età provenienti da buona parte dei paesi del continente europeo. Oltre a me, italo-australiano di nascita ed acquisizione, e alla bella Judit, orgogliosa ungherese e padrona di casa, vi erano Hanna, Maria e Maike dalla Germania, Hasan dalla Turchia, Maria-Riitta dalla Finlandia e molti altri ragazzi che non avevo mai visto e che si erano aggiunti a noi in quanto amici di amici degli ex studenti Erasmus a Piliscsaba.
Se gli altri – francesi, olandesi, inglesi, polacchi, svedesi, serbi ed italiani –, terminato il loro periodo di studio, avevano già lasciato il paese danubiano per tornare nei loro rispettivi paesi, i ragazzi dell’incontro della notte tra il 3 ed 4 Gennaio erano ancora a Budapest perché pronti per un nuovo viaggio.
Maria e Maike avrebbero raggiunto l’Ucraina passando dalla Romania e dalla Moldova, Hanna sarebbe tornata nella Germania settentrionale con il treno, Maria-Riitta avrebbe visitato la parte orientale dell’Ungheria mentre Hasan sarebbe rimasto in Ungheria ancora per qualche mese, “magari”, come egli stesso mi disse, “approfittando dell’estensione dell’area Schengen e cercando di andare in Slovakia, dove le guardie di frontiera mi impedirono di entrare quando andaste voi con l’Università”.
La serata la passammo al Szimpla, un famoso pub del centro caratteristico per essere culturalmente underground, con mura grezze e prive d’intonaco, arredato da mobili ed elettrodomestici del vecchio regime e abbellito da opere d’arte decadenti e di strada.
Tra ricordi del comune periodo di studi, narrazioni di viaggi, scherzi, risa, bicchieri di birra, hot-wine, arrivammo anche al momento delle domande serie, di quelle che sembrano preoccupare: “Cosa pensi di fare dopo la laurea?”, “Hai deciso di andare in Africa a fare il dottore?”, “Dove pensi di andare a fare il reporter?”…
Scattammo varie foto. Poi ci ripromettemmo di rivederci presto.
Poco dopo uscimmo dal pub e l’aria fredda della strada coperta di neve ci schiaffeggiò impunemente. Il cammino fino all’angolo tra Kazinczy Utca e Rakóczi Út fu breve. A piedi ci arrivammo in pochi minuti. Lì ci abbracciammo uno dopo l’altro come per un’esecuzione.
Contenti di esserci incontrati, tristi per doverci distaccare nuovamente e speranzosi di rivederci presto, ci salutammo.
Tratto da "Diario del viaggio dei confini orientali"
Dicembre 2007-Gennaio 2008


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