La pesante giubba bianca acquistata in occasione dell’inverno 2007-2008 - che sapevo avrei passato in Europa centro-orientale - non solo non bastò a proteggermi dal freddo ungherese e slovacco dei primi giorni del 2008, ma anche da quello della Vienna di fine anno.Motivi di necessità e urgenza decretarono in me la decisione d’indossare pesanti calzamaglie e magliette intime di lana in modo tale da non essere offeso dalle temperature pungenti e per me tanto desiderate quando nuove.
Se il busto del corpo, massicciamente protetto dai maglioni e dalla giubba bianca – definita “da Inuit” da Judit e colleghi – non risentirono l’austero clima, mani e piedi soffrirono la sua tortura per buona parte delle passeggiate per le vie dell’Innere Stadt, il centro cittadino della capitale austriaca.
Guanti, due paia di calze e scarponi risultarono insufficienti, e il fatto di liberare spesso le mani dalle loro protezioni per sfogliare la guida, scrivere qualche appunto o scattare delle foto, peggiorava la sensazione nervosa che avevo delle mie dita, facendomele percepire senza vita, bloccate, incapaci di muoversi nelle loro leve naturali, rimpicciolite dal freddo che dovrebbe espanderle.
Vienna sorse proprio dalle strade acciottolate che in quel momento calpestavamo, da un temporaneo accampamento Romano del 15 a.C. che nei secoli divenne il cuore geografico, economico, religioso ed imperiale della città.
Sembrava di intravedere un museo ad ogni palazzo, un teatro ad ogni angolo, un giardino ad ogni piazza. Tra turisti, austriaci e turchi – con mia sorpresa abbondanti in città – correvano carrozze trainate da cavalli i cui zoccoli applaudivano le sensazioni della sera con i ciottoli della strada.
Giunti a Stephansplatz, la piazza principale del centro cittadino, rimanemmo affascinati dalla maestosità della cattedrale, la Stephansdom, un edificio con ingresso in stile romanico, struttura gotica, cupola rinascimentale, altare maggiore barocco e la più grande campana d’Austria.
Se nei sotterranei della cattedrale ci imbattemmo con le Katakomben - luogo di sepoltura per le passate e innumerevoli vittime di peste e di custodia di urne adibite a contenere gli organi interni degli Asburgo – all’ingresso della chiesa incontrammo Magdalena e Mateusz, una giovane coppia di amici polacchi di Cracovia, amanti, come me e Judit, di viaggi, storie, politica e di interessanti e liete conversazioni davanti ad un bicchiere di hot wine o di una tazza di tè caldo.
Per circa venti minuti passeggiamo insieme per le vie prossime alla cattedrale. Due polacchi, una ungherese e un italiano-australiano uniti dalla lingue inglese e dalla simpatia reciproca. Ogni tanto veniva fuori qualche frase in polacco, ungherese, italiano, spagnolo, francese, tedesco, russo e siciliano. Sembravamo un minestrone di culture diverse mischiate nel brodo del sogno europeo. Giunti in un elegante cafè cittadino ordinammo una camomilla, un tè, due hot wine e una bottiglia d’acqua naturale. Fu allora, aspettando le bevande, che si iniziò a parlare di Ryszard Kapuściński, grande e oramai scomparso giornalista e scrittore polacco. A pensarci mi vengono le lacrime! E’ meraviglioso condividere con coetanei di altre latitudini le opere di un grande autore che nel proprio paese sono conosciute solo da pochi.
Dopo due ore di conversazione ci separammo con la promessa di rivederci se non in Italia e Ungheria, in Polonia, magari nella stessa Cracovia dove vorrei andare per visitare il campo di concentramento di Auschwitz.
Era tardi. Judit ed io decidemmo di prendere la via del ritorno, in direzione sud-ovest. Giunti alla fermata del tram che ci avrebbe portato a casa, e attaccati dal freddo pungente dell’aria secca di Vienna, osservammo l’insegna di un cafè poco distante. Senza dire parola, imitando gli anglosassoni e sorridendo lievemente ci domandammo a vicenda: “tea time?”.
Il tram da lì sarebbe passato altre tre volte fino a mezzanotte. Così prendemmo un altro tè, un’altra camomilla.
Tratto da "Diario del viaggio dei confini orientali"
Dicembre 2007-Gennaio 2008
Dicembre 2007-Gennaio 2008


2 commenti:
Bellissima Vienna.
...Decisamente questa una delle più belle pagine del tuo blog...
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