giovedì 31 maggio 2007

Introduzione ai diari di viaggio

Ogni due chilometri abbandonavo la strada sterrata per il letto del fiume. La polvere che camminando rialzavo nell’aria lasciava il posto alle terra scura e umida del letto del Mela.
L’acqua brillava da lontano e la vegetazione rigogliosamente verde rendeva tutto così naturale e pittorico: i monti verdi, gli arbusti gialli e i fiori viola, le rocce a strapiombo e quelle macchiate dal ferro che li compone, il sole che si rifletteva nell’acqua e le caverne scavate nella roccia durante il secondo conflitto mondiale, i piccoli rami trasportati dalla forza del torrente e le pietre del fiume, grigie, tendenti al bianco e levigate come uova.
"L’acqua del Mela è cristallina", pensavo giunto a sentire gocce d’acqua sui polpacci. Traspariva tutto come la personale voglia di spogliarmi e sdraiarmi tra le pietre per sentire l’acqua attraversarmi il corpo e tonificarlo dopo ore di cammino sotto il sole del primo pomeriggio siciliano.
Ricordo di aver pensato che se i Nebrodi sapessero la fine dell’acqua fresca e pura che ogni giorno producono e che in quel momento a svariati metri sopra il livello del mare sto ammirando e sfiorando con la mano, sceglierebbero di farci morire di sete. Perché creare acqua tanto meravigliosa e sforzare a tal fine le viscere della propria terra, se a valle essa diviene calda, sporca e vittima della nostra società?
Quel pensiero mi diede la forza per prendere un grosso masso e posizionarlo al limite del fiume vivo in quel momento. Mi sedetti e, tolte le scarpe e la calze, immersi l’immergibile provando una sensazione paradisiaca. Lo sporco dei piedi scomparve e questi divennero rossi.
Con gli occhi chiusi assaporavo la corrente, la cui bassa temperatura rendeva dura. Ma non solo. Il rumore era assordante e se non avessi lasciato gli occhi aperti, sarebbe stato difficile accorgersi del gregge di pecore che un vecchio pastore con la barba e un vestito blu stava portando a bere. (testo tratto dal "Diario di una camminata tra i Nebrodi" del 2005)

Con queste poche e sfocate immagini in parole vi introduco alla lettura di spezzoni tratti da alcuni dei miei diari di viaggio, di testi scritti (dal 2004 in poi) in un quaderno rosso oramai privo di pagine bianche perché intriso di esperienze trascritte.

mercoledì 23 maggio 2007

Parole sante al vento

Ahora, esta masa anónima, esta América de color, sombría, taciturna, que canta en todo el Continente con una misma tristeza y desengaño, ahora esta masa es la que empieza a entrar definitivamente en su propia historia, la empieza a escribir con su sangre, la empieza a sufrir y a morir. Porque ahora, por los campos y las montañas de América, por las faldas de sus sierras, por sus llanuras y sus selvas, entre la soledad o en el tráfico de las ciudades o en las costas de los grandes océanos y ríos, se empieza a estremecer este mundo lleno de razones, con los puños calientes de deseos de morir por lo suyo, de conquistar sus derechos casi quinientos años burlados por unos y por otros. Ahora sí, la historia tendrá que contar con los pobres de América, con los explotados y vilipendiados de América Latina, que han decidido empezar a escribir ellos mismos, para siempre, su historia. Ya se les ve por los caminos un día y otro, a pie, en marchas sin término de cientos de kilómetros, para llegar hasta los «olimpos» gobernantes a recabar sus derechos. Ya se les ve, armados de piedras, de palos, de machetes, de un lado y otro, cada día, ocupando las tierras, fincando sus garfios en la tierra que les pertenece y defendiéndola con su vida; se les ve, llevando sus cartelones, sus banderas sus consignas; haciéndolas correr en el viento por entre las montañas o a lo largo de los llanos. Y esa ola de estremecido rencor, de justicia reclamada, de derecho pisoteado que se empieza a levantar por entre las tierras de Latinoamérica, esa ola ya no parará más. Esa ola irá creciendo cada día que pase. Porque esa ola la forman los más mayoritarios en todos los aspectos, los que acumulan con su trabajo las riquezas, crean los valores, hacen andar las ruedas de la historia y que ahora despiertan del largo sueño embrutecedor a que los sometieron.
Porque esta gran humanidad ha dicho: «¡Basta!» y ha echado a andar. Y su marcha de gigantes, ya no se detendrá hasta conquistar la verdadera independencia, por la que ya han muerto más de una vez inútilmente. Ahora, en todo caso, los que mueran, morirán por su única, verdadera, irrenunciable independencia.

martedì 22 maggio 2007

Ti penso

Il pianoforte suona note delicate e alternate, e il mio pensiero è rivolto a te. Rimango sdraiato sul letto e con le mani sotto la nuca ascolto, guardando le punte degli alberi che riesco a scorgere dal margine destro della mia finestra.
La musica si fa più intensa e decisiva. Si aggiunge un violino. La velocità aumenta e, in relazione ad essa, anche le immagini che scorrono nella mia mente: tu ed io che ci presentiamo in un’aula scolastica, passeggiando in spiaggia, tu ed io al nostro primo bacio e alla prima pizza, tu ed io di nascosto dai tuoi genitori e poi al primo addio, poco prima dell’11 Settembre.
Dalla finestra passa qualche uccellino, lo fa velocemente, attraversando da una parte all’altra la visuale che ho del mondo in quel momento.
Al pianoforte e al violino si aggiunge una voce di donna, forse un canto greco delicato e triste. Allora attraverso le lenti della memoria continuo a vederci mentre ci rincontravamo negli spazi del primo bacio e in quelli del nostro primo viaggio.
La musica incalza e incalzano gli abbracci, i sorrisi, le notti d’amore, le passeggiate mano per mano, i bagni nudi di notte, le grandi abbuffate in centro, le serate ad imparare a ballare da te e gli incontri con gli amici. Ricordo tutto, Sydney, Ashfield, Burwood, Summer Hill, Blues Sisters, Canada Bay, Madrid, Toledo, Roma, Firenze, Venezia, Barcelona…
Ti ricordo viva e bella come sempre, mentre io mi ricordo tanto diverso da oggi da non riuscire a descrivermi. Mi rivedo insieme a te. Non so dire altro.
La voce triste e melodica della donna scompare e con essa anche il violino. Il pianoforte torna da solo ad esternare i miei pensieri. Allora ti rivedo all’aeroporto di Madrid mentre mi aspetti e poi al mio fianco passeggiando per le via borboniche di quella città ricca di statue equestri.
Tutto sembra una pellicola d’altri tempi, un nastro d’immagini illuminate da una luce bianca e proiettate su quello sfondo celeste che vedo mentre rimango immobile sul letto.
Ti rivedo portare il motorino e poi la macchina, aiutarmi a montare la tenda da campeggio, scalare il vulcano e spruzzarmi d’acqua di mare mentre io cerco di catturarti facendo finta di essere uno squalo.
Ti ricordo lamentarti mentre leggevo le caratteristiche storiche di un castello, ma anche sorridere e spronarmi la mattina quando dovevamo andare, o con la faccia da furbetta mentre mi davi il mio regalo di compleanno.
Ti ricordo insieme a me, in quella doccia così stretta e bella, e ricordo quando preparavo un pranzo con i fiocchi e ti aspettavo alla fermata dell’autobus per farti entrare con le mani agli occhi per regalarti una sala e una tavola imbandita a festa solo per noi due.
Sento le nostre voci durante la prima crociera e il rumore dei giochi d’artificio più belli del mondo.
Ricordo quando ti mostrai il Colosseo e quando, a Piazza San Marco a Venezia, cercavi di farti sommergere dai piccioni. Oppure quando in due in una bicicletta ci fermò la polizia...
Ricordo molto altro, ricordo tanto, troppo.
Non mi fa male, solo piangere.
Non continuo oltre, troppi ricordi e la musica è finita.
Adesso sento il canto degli uccelli sugli alberi, ma non presto attenzione.
Mi alzo, guardo la tua foto ed esco.
Ti penso.

mercoledì 16 maggio 2007

C'è solo la strada

C’è solo la strada
di “chi sa apprezzare”


C'è solo la strada su cui puoi contare,
la strada è l'unica salvezza;
c'è solo la voglia, il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo,
bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo.
Perché il giudizio universale
non passa per le case,
e gli angeli non danno appuntamentie
anche nelle case più spaziose
non c'è spazio per verifiche e confronti.
Lasciate un commento quando scoprirete il segreto della poesia.