sabato 20 ottobre 2007

Autunno a Piliscsaba

Il cadere delle prime foglie dagli alberi annunciava l’arrivo dell’autunno a Piliscsaba, una cittadina ungherese a circa trenta chilometri nord da Budapest in cui avevo trascorso la parte finale dell’estate 2007.
Non ero mai stato in un paese così continentale da non avere sbocco al mare, con valli coperte da alberi verdi quanto il rosso del sangue, grandi fiumi da sembrare mari e un numero di frontiere così alto, ben sette, da non riuscire, almeno in un primo tempo, a ricordarle tutte.
L’aria fresca attraversava i tessuti ancora leggeri dei vestiti allietando la pelle, mentre il cielo, velato da sempre più consistenti nuvole, incastrava il sole in un piccolo e debole cerchio giallo.
L’estate era scivolata via come sabbia tra le dita, mentre i giorni di studio e goliardia di noi studenti, giunti lì da mezza Europa, in un ex campo militare sovietico, svanivano uno dopo l’altro come acqua in una mano.
I compagni partivano tre alla volta, gli amici uno alla volta, con giorni o talvolta ore di differenza. Ripensandoci adesso, il cerimoniale di addio-arrivederci, che in quei giorni avevo più volte recitato, mi sembra una litania, un borbottio triste, lento e continuo, ripetuto con le stesse frasi e movimenti, lo stesso tono di dispiacere e con le tradizionali promesse di lettere, fotografie, inviti e futuri rincontri, magari nelle città natali di ciascuno.
“Ti aspetto ad Istanbul a casa mia, nella città dei due continenti, nella porta europea all’Asia, in quella asiatica all’Europa”, mi diceva Hassan.
“Visto che ami i climi freddi e ti piace indossare tanti vestiti, dovresti venirmi a trovare ad Helsinki. Sai che ti aspetterei a braccia aperte”, ripeteva Maria-Riitta.
“Ho una stanza degli ospiti grande quando un divan turco. La Sicilia ha tanti problemi ma il sole e il mare non mancano. Inoltre potreste stare in barca con la mia famiglia oppure, fare la spola tra mare e montagna...visto che vivo proprio in mezzo”, dicevo io per controbilanciare.
Ricordo il giorno in cui arrivai, entusiasta di aver visto, respirato e fotografato l’aria triste e orientale della stazione ferroviaria Nyugati, situata nella parte settentrionale della zona vecchia della città, e costruita nel 1877 dalla compagnia Eiffel.
Completamente in ferro e vetro, spaziosa, spoglia e abitata da vecchie e nuove locomotive, la stazione Nyugati mi allontanò dalla Budapest che tutti conoscono e visitano per portarmi nell’Ungheria dimenticata e poco densa di abitanti, nell’Ungheria della valle di Pili, dell’ansa del Danubio, che in quelle terre svolta verso sud il suo percorso da Orient Express.
Piliscsaba è piccola. Oltre alla fermata ferroviaria di un puntuale treno a gasolio bianco, rosso e nero, e ad una strada statale sempre trafficata, vi sono due distributori di benzina, due supermercati, un fruttivendolo e un pub a conduzione famigliare, nel senso che esso è sito nel garage di una casa privata.
Piliscsaba è un villaggio noioso, la cui bellezza è nascosta nella gentilezza taciturna degli abitanti, nell’umiltà degli anziani, nell’incanto degli occhi femminili e nella facilità con cui magri ragazzi dalle camicie a quadri e dalle magliette firmate bevono superalcolici ai tavoli consumati del pub a conduzione famigliare.
Ma non solo. L’ordine e i colori delle villette, la pulizia delle strade e il cielo limpido e l’aria fresca come l’acqua...E' possibile vedere vecchie macchine Trabant, Zastava, Lada e Skoda, automobili fuori produzione da anni, esaurite dal mercato perché prive dell’ideologia socialista che le aveva plasmate e create.
Infine a Piliscsaba vi è un ex campo militare sovietico, oggi campus universitario della Facoltà delle Scienze Umane dell’Università Cattolica Peter Pazmany, dove risiedevo e studiavo. Fu il mio punto d’appoggio per destinazioni e situazioni da me inconsciamente ricercate. Da lì presi molti treni e molte volte feci l’autostop. Tutto ciò continuò fino al giorno in cui vidi le foglie degli alberi cadere in terra. A Piliscsaba era giunto l’autunno, era ora di andare via.

Tratto da "Diario dal paese magiaro"
Agosto-Settembre 2007

10 commenti:

andrea accaputo ha detto...

Lungamente annunciato, ecco il tuo nuovo post. Esprimere un commento, talvolta, risulta piuttosto difficile. Si teme di apparire banali, forse ripetitivi. Personalmente ritengo che questo sia uno dei tuoi scritti più belli, e non solo per i paesaggi descritti, come sempre in maniera minuziosa. In esso ho trovato emozioni e stati d'animo che, partendo dal tuo cuore, accomunano tutti gli uomini. L'amarezza di un distacco, la nostalgia di una persona cara, il desiderio di un ritorno. Ti ringrazio per ciò che, con le tue parole, riesci a comunicare. Un abbraccio, con amicizia. Andrea.

Alessandro Di Maio ha detto...

Caro Andrea,
leggere queste tue frasi, questo tuo commento, mi ha reso molto felice, anche perchè questo mio ultimo test mi è caro per varie e profonde ragioni.
Tuttavia, non sei tu a dover ringraziare me. Ringrazio la tua pazienza e l'affetto che nutri nei confronti miei e del piccolo blog.

Con amicizia,
ADM

Galletita Dulce ha detto...
Questo post è stato eliminato dall'autore.
Galletita Dulce ha detto...

Ciao sandro sinceramente hoy me pase por aqui... y me puse a leer tu blog la verdad ue cada dia que pasa me admiro de las cosas que dices .. de la manera como escribes y de todo lo que haces ...me siento muy orgullosa de tener un amigo como tu espero que jamas cambies y deseo que todas tus metas propuestas.. se cumplan de verdad te lo deseo de todo corazon te mando un fuerte abrazo y un besote tu friend de toda la vida.. Carla.

Alessandro Di Maio ha detto...

Querida bigi,
gracias por haber dejando un comentario a mi ultimo post. Estoy feliz que te haya gustado y que te guste mi manera de escribir.
Gracia spor todo bigi. Espero que tambien tu puedas empezar a utilizar tu blog.

Te quiero,
Alessandro

Anonimo ha detto...

Ho scoperto il tuo blog leggendo quello di Antonio. Complimenti, lo trovo bello e dolcemente nostalgico.

Anonimo ha detto...

PS: Antonio è ECCOLOLA.....

Alessandro Di Maio ha detto...

Caro/a anonimo/a, grazie per aver lasciato un commento e per apprezzare il contenuto di questa piccola pagina internet.
Conosco il sito di Antonio da poco, devo dire che è davvero ottimo.
Tu sei un lui, una lei? Hai un blog?

Mimma ha detto...

La grandezza delle parole è quella di saper tirare fuori dal lettore emozioni per situazioni mai provate, ma che improvvisamente, leggendo, ti appartengono... Ma, la grandezza delle parole è anche quella di riportare a galla, lontano dai detriti della quotidianità, la nostalgia e l'emozione nel ricordo di un viaggio in una nuova meta, nella sensazione ogni volta di rinascere e trovarti come un bimbo che la prima volta vede e respira il mondo... Complimenti Alessandro, perchè tu, con le tue calde parole su un freddo dekstop, sai farmi tenere sempre vivi e cari i ricordi di un estate a Piliscsaba. Con affetto, Mimma.

Myra ha detto...

Wow Alex; bella foto!