Oggi gli stranieri sono stati fuori tutto il giorno, prima in spiaggia a prendere il sole, giocare con l’acqua ancora fredda e parlare delle specialità dei propri paesi e chissà forse anche di noi maschietti del campo, poi nel deludente castello di Scilla che, a quanto mi hanno detto, non è assolutamente paragonabile con quello di Milazzo.Io sono stato qui, la mattina a studiare Napoleone - le sue battaglie e le vittorie, le riforme e la sconfitta - il pomeriggio a scattare qualche foto alle particolarità del fortino e a cercare di interpretare i graffiti che soldati di ogni età e provenienti da ogni dove hanno lasciato dal 1860 al 1970 nei mattoni e nelle pietre della fortezza. I poveri Cristi graffiavano le pietre in profondità, lasciandovi nome, cognome e data. La più vecchia che ho vista è del 1889.
La sera sono stato a Reggio Calabria. Giuseppe non riusciva a trovare la strada che da Campo Calabro porta alla città del porto, ma una volta trovata abbiamo fatto una bella passeggiata nel lungomare e preso il miglior gelato della mia vita in un costoso bar chiamato “Zero assoluto” o qualcosa del genere.
Speravo di vedere Patrizia ma è stato impossibile in quanto, essendo vestiti da mare, i campisti stranieri risultavano provati dalla brezza che soffiava dal mare. Mi ha colpito la vicinanza dei fili d’alta tensione della ferrovia con il balcone di parte del lungomare. I cartelli parlavano chiaro “pericolo di morte”, ma che ci vuole a toccare quei fili e morire al momento?
Sono le due di mattina, loro dormono ed io mi accingo a farlo.
Due ore dopo la mezzanotte di giorno sabato 10 Giugno 2007
Deposito Armi numero 2
Fortino di Campo Calabro (RC)


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