venerdì 29 giugno 2007

Dalla sera alla notte al Paseo

Era finalmente giunta la sera che aspettavo. L’aria limpida e fredda rifletteva le luci bianche e rosse delle macchine che dalla Puerta de Alcalá si diramavano per tutta la città.
Bandiere nazionali sventolavano lentamente su balconi di edifici pubblici, grandi, austeri e già chiusi, mentre i negozi sputavano gente d’ogni gente, agghindati con cappotti neri a grandi bottoni sui lati e colletti alti fin sopra le orecchie.
Che belle quelle ragazze che a coppia camminavano veloci con borse di carta e parlavano più svelte dei loro passi con l’inequivocabile accento madrileno! E che dire degli anziani signori ancora con il giornale della mattina sotto il braccio?
Alle otto e trenta della sera entrai dal cancello che dalla Plaza de la Independeciasull’Avenida de Mejico nel Parque del Retiro. Fu lì che incontrai una figlia di Euskadi, una spagnola del nord, bionda, magra, vestita di jeans e di una pesante giacchetta a quadretti marroni.
Dopo le solite frasi e gesta di rito, iniziammo a camminare per il Paseo Salon de Estanque. All’altezza di Plaza de Nicaragua, un ragazzo pattinava cantando a voce alta la musica che l’Ipod attaccato alla cintola gli permetteva di ascoltare. I monumenti borboni si rispecchiavano nel lago facendo doppia scenografia per i nostri sguardi e per la nostra conversazione, mentre coppiette di tutte le età sembravano assomigliarci.
Parlammo di tutto, di come erano andati gli esami, di quanto è cara Madrid, di quanti immigrati vi vivono, della rugiada mattutina nei petali delle rose, della polizia spagnola e di quella italiana, dei rispettivi sogni nel cassetto, dei particolari fisici più brutti e belli di entrambi, delle esperienze all’estero e infine di noi, di ciò che eravamo, credevamo e speravamo di essere.
Non penso di aver mai parlato così tanto con una donna in una volta sola. Giunti nella parte settentrionale del Paseo Salon de Estanque, tra gli alberi, le statue di sovrani passati e il campanile illuminato di una chiesa simile ad una moschea, mi voltai verso di lei, le presi le braccia e guardandola negli occhi le chiesi di poterla baciare.
“A una mujer nunca se le pide un beso, simplemente se le da”, mi disse con un sorriso velato.
Il cuore mi batteva forte e la salivazione era aumentata. Mi avvicinai.
Ci baciammo fino a quando la sera diventò notte tarda senza avvisarci.

Testo tratto da "Il quarto viaggio in terra spagnola"
Trascritto nel Giugno 2007

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