Mi trovavo nel giardino della famiglia reale spagnola - tra il Palazzo reale e il Manzanares, il fiumiciattolo di Madrid – quando, uno dopo l’altro, i campanili della città iniziarono a suonare. Non mi interessai al suono fin quando, fatte delle foto ad un bellissimo pavone e raccolte nel diario alcune foglie degli alberi più belli del giardino, mi accorsi che il suono diventava più insistente e sordo.Nel giardino la compagnia era scarsa, volatili, genitori con i bambini, qualche turista. Poi feci mete locale. Era il 19 Aprile 2005, un giorno speciale: le campane informavano la cittadinanza dell’avvenuta elezione al soglio pontificio di un nuovo papa, del successore di Giovanni Paolo II. Pensai immediatamente all’arcivescovo di Milano, Tettamanzi, ma, fatte le ultime foto, ammirato ancora una volta il pavone delle foto e raccolte le ultime e più belle foglie – quelle prossime al Palazzo (le consiglio) – lasciai il giardino per giungere al suo marciapiede.
Da esso potevo ammirare il Manzanares, il fiume che attraversa Madrid e che ha dalla sua una storia particolarmente interessante. Per lunghezza e portata d’acqua, infatti, esso non è paragonabile ai grandi fiumi europei, ma nella sua parte madrilena è caratterizzato da grandiosi ponti fatti costruire dai sovrani spagnoli nei secoli passati, convinti che la grandezza di una città si vedesse anche dall’architettura dei ponti. Nonostante le buone intenzioni dei sovrani (prima) asburigici e (poi) borbonici, molte erano le risate dei funzionari diplomatici di altri paesi che, osservando il Manzanares e i suoi ponti, chiedevano “perché costruire ponti così grandi per un fiumiciattolo che può tranquillamente attraversi con cavallo e carrozza?”.
I batacchi continuavano a picchiare, allora pensando a chi potesse essere il nuovo pontefice, iniziai con fare ingenuo a domandare ai passanti.
“Perdone, usted sabe que paso?”, domandai ad un anziano tanto simile a quelli siciliani.
“Si, elejiron al nuevo papa”, rispose con il sorriso in volto.
“A quien?”, chiesi.
“No lo sé, creo un aleman”.
“Bien, gracias. Que tenga un buen dia”.
“De nada. Hasta luego”.
Testo tratto da “Il secondo viaggio in terra spagnola”
Aprile 2005


0 commenti:
Posta un commento